
Questo disco ci offre una delle occasioni di crescente interesse per espolare un Novecento di casa nostra rimasto in ombra, defilato dai crocevia delle avanguardie. Spezzaferri è uno dei tanti musicisti che hanno vissuto l'inquitudine della modernità attenti a non interrompere drasticamente i legami col passato; non per questo insensibile alle tante suggestioni che venivano da un allargarsi d'orizzonte, come lasciano intendere certi echi raveliani ma pure russi, in particolare quelli del pianismo di Rachmaninov come coglie acutamente Guido Salvetti nella presentazione di questa variegata antologia pianistica che offre solo uno scorcio della vasta produzione, estesa al teatro e ad altri di grande impegno, del musicista leccese. Ritratto significativo, tratteggiato amorevolmente dal pianista Simeone Pozzini.
Gian Paolo Minardi
Giudizio artistico: 4 stelle
Giudizio tecnico: 5 stelle

C'è una brezza lodigiana nel prezioso lavoro discografico che la Stradivarius ha dedicato alla figura di Giovanni Spezzaferri nello specchio della sua produzione pianistica. Acuto osservatore del caleidoscopio novecentesco, il compositore leccese fondatore dell'Isituto Gaffurio di Lodi ascolta e filtra con sapieza e gusto sopraffini le istanze tedesche e soprattutto francesi scaldandole con l'iltalica solarità di una scrittura ariosa e colta, alta ma non altera, colloquiale e sempre narrativa, mai manierata. Ascoltare questo piccolo gioiello da collezione che le dita di simeone Pozzini restituiscono con rispettoso incanto e, verrebbe da dire, quasi con ossequio, significa scorrere in filigrana i punti cardinali di un percorso stratificato e metamorfico, tenuto insieme da un sottile filo rosso che abbraccia in una sole le molte anime di un uomo insieme compositore e didatta, faro e bussola di generazioni di giovani, instancabile crociato del linguaggio contemporaneo nell'arena culturale italiana. Ecco sparse sul sentiero l'ardente emotività delle quattroLetterea un'ignota, l'accesa, scapricciata immaginazione dei momenti musicali o -ancor più- dei Tre pezzi fantastici. A firmare le note al programma, la penna mai banale di Guido Salvetti, degno contrappunto alla malìa delle note.
Elide Bergamaschi

Sappamo bene qual'è la musica per piano che oggi va forte. Un po' romantica e un po' minimalista, nelle varianti finto-malinconica oppure poppeggiante, noiosissima in entrambi i casi. E' stato quindi oltremodo salutare riscoprire Spezzaferri (1888/1963), un oscuro autore italiano con non più di una dozzina di opere per pianoforte al suo attivo. Leccese preso domiciliatosi a Pesaro, fu soprattutto insegnante, direttore e fondatore di scuole musicali, organizzatore di concerti, sindacalista e critico. Trovò però anche il tempo per la composizione (in tutto un centinaio di partiture circa) e di questo dobbiamo ringraziarlo. Ascoltare Lettere a un'ignota, Tre pezzi fantastici, Momenti musicali, Cinque composizioni facili, Romanza senza parole nella brillante esecuzione di Simeone Pozzini equivale a prendere una boccata d'ossigeno. In esse possiamo naturalmente ritrovare i riferimenti classici consoni alla sua epoca (gli impressionisti, Rachmaninov, Respighi) e notare la distanza dalla dodecafonia così come da Stravinsky, ma anche sottolineare l'appartenenza a una vena espressiva impossibile da definire accademica. Al contrario, c'è un senso di leggerezza, di libertà catturata al volo da questi brani. Sì, son pezzi facili ma oltremodo attuali e in avanti rispetto ai tempi in cui furono concepiti. Possibile che nessun moderno sappia più comporre in modo altrettanto semplice e significativo come seppe fare il buon Giovanni?
Piercarlo Poggio
Il secondo recente Cd per Stradivarius presenta opere pianistiche di Giovanni Spezzaferri (1886-1963), compositore, didatta (è stato direttore del Conservatorio di Piacenza) e concertista pugliese nato a Lecce, autore di molta musica sinfonica e cameristica, di cinque opere liriche e di una breve serie di raccolte pianistiche. Il Cd di quest'ultime raccoglie quelle più importanti scritte tra il 1908 e il 1940. L'ottima interpretazione di Simeone Pozzini ci avvicina a questo artista di interessante qualità anche se poco noto al grande pubblico dei concerti. Il suo modo di fare musica trova riferimenti stilistici compositivi soprattutto nei romantici, in Debussy ed in certa musica d'intrattenimento dal sapore neoclassico. Citiamo almeno i quattro brani da Lettera a un'ignota (1931) e i Tre pezzi fantastici (1940). Nel libretto troviamo un'accurata presentazione di Guido Salvetti. Interessante scoperta.

E' una scoperta, una scoperta invero piacevolissima, il "ricordo" di Giovanni Spezzaferri (1888/1963) promosso dal pianista Simeone Pozzini che gli ha dedicato un cd in occasione dei novant'anni dell'istituto musicale Gaffurio di Lodi da lui fondato. Nelle note di copertina guido Salvetti ce ne illustra la personalità poliedrica, di fecondo compositore e soprattutto animatore della vita musicale. Nato a Lecce, trasferitosi ragazzo a Pesaro, qui, allievo di Amilcare Zanella e Antonio Cicognani, si diplomò nel 1913. Poi tornò a Lecce e vi fondò una scuola di musica, infine sii stabilizzò al nord incentivando iniziative di ogni genere. Autore di un cospicuo catalogo (opere teatrali, poemi sinfonici, cantate sacre e profane, musica da camera), Spezzaferri tra il 1906 e il 1951 non scrisse tuttavia molto per il solo pianoforte. Una ragione di più per ascoltare e valutare con interesse questo disco che ci fà conoscere cinque titoli: Lettere ad un'ignota, Tre pezzi fantastici, momenti musicali, cinque composizioni facili, Romanza senza parole. Le scelte non sono casuali se si considerano non solo il gusto ma anche la ricercatezza della forma e della scrittura pianistica. E ne va dato atto all'impeccabile esecutore e devoto interprete.
Franco Chieco